Archivi categoria: Recipiente a Pressione

Recipienti a pressione – ordine operativo di costruzione di un recipiente in pressione:

Recipienti a pressione

 ordine operativo di costruzione di un recipiente in pressione :

  • dimensionamento/progetto/calcolo
  • ingegnerizzazione/procedure costruttive
  • certificazione

usando i Requisiti Essenziali per la Sicurezza della PED diciamo cosa si deve fare:

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Fascicolo tecnico di costruzione Direttiva 87/404/CEE “Recipienti semplici a pressione”

Direttiva 87/404/CEE “Recipienti semplici a pressione”

Il fascicolo tecnico di costruzione deve includere una descrizione delle tecniche e delle operazioni adottate in vista di soddisfare i requisiti essenziali o le norme armonizzate, ovvero:

  • un disegno di fabbricazione dettagliato del tipo di recipiente;
  • le istruzioni d’uso;
  • un documento descrittivo che precisi:
    • i materiali e i procedimenti di saldatura utilizzati;
    • i controlli effettuati;
    • tutte le informazioni pertinenti relative alla progettazione dei recipienti;
  • i certificati relativi all’adeguata qualificazione dei procedimenti di saldatura e dei saldatori o degli operatori;
  • il verbale di controllo dei materiali utilizzati per la fabbricazione delle parti e degli assemblaggi che contribuiscono alla robustezza del recipiente a pressione;
  • una relazione sugli esami e sulle prove cui si è proceduto o la descrizione dei controlli previsti

Pittorgrammi

Certificazione CE Di Un Macchinario Usato – Preso In Svizzera

macchina tessileCERTIFICAZIONE CE DI UN MACCHINARIO USATO – PRESO IN SVIZZERA

Un recipiente in pressione, costruito in Italia ai primi anni ’90, è stato venduto in Svizzera.

A quei tempi esisteva l’ISPESL, e il costruttore del recipiente ha fatto tutte le carte necessarie in Italia. Ha fatto le carte che in quel momento erano previste dalle normative in vigore. Si tratta di vent’anni fa.

Un recipiente in pressione, però, a che serve? Ad essere assemblato con altri componenti per costituire una attrezzatura di lavoro. Per esempio una sterilizzatrice, una camera stagna, una autoclave, un reattore, un forno. A quel tempo la normativa era piuttosto approssimativa e gli adempimenti talvolta banali. E NON ESISTEVA ANCORA LA CERTIFICAZIONE CE.

Ora sono passati, appunto, vent’anni e –data la crisi- il recipiente diventa interessante per una ditta italiana, che lo vuole acquistare per utilizzarlo nella sua fabbrica.

A prima vista si può pensare che non ci siano problemi: tra la UE e la Svizzera esiste il mutuo riconoscimento: dal 2002 per tanti settori si legge che: “La Comunità e la Svizzera accettano reciprocamente i rapporti, i certificati, le autorizzazioni e i marchi di conformità rilasciati dagli organismi riconosciuti e le dichiarazioni di conformità del fabbricante … “ e questo vale anche per i recipienti in pressione.

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Certificazione CE Vecchio Impianto: cosa faccio? PED? Direttiva Macchine?

Dopo il DM 11 aprile 2011, che introduce le semplificazioni cosa succede?

Sono semplificazioni che intervengono dopo l’avviamento dell’impianto, e la cosa non è spiegata proprio bene per l’indeterminatezza della terminologia usata.

E perché usano sempre lo stesso vocabolario, dando adito a confusione.

Tutto inizia dal DM 329/2004 che è un regolamento che attua quanto prescrive la direttiPED Impianto Vecchiova PED in tema di messa in esercizio delle apparecchi in pressione.

Cioè, il senso sarebbe che dopo aver marcato PED il recipiente, bisogna che siano attuate delle attività per assicurare che i requisiti di sicurezza vengano conservati nel tempo e con la vita dell’impianto.

Giusto.

Poiché poi il costruttore, che marca PED, non è detto faccia l’installazione -o almeno non ne porta responsabilità- allora  bisogna accertare che sia stato fatto tutto in modo sicuro sin dall’inizio.

Questa è la diversità con una macchina marcata CE dove le cose sono più semplici.

Per questo  all’Art. 19 della PED si dice che deve essere emanato quanto necessario per assicurare la permanenza dei requisiti di sicurezza e si dice che devono essere regolate le attività di:

  • installazione,
  • messa in servizio,
  • controllo di messa in servizio,
  • riqualificazione periodica
  • ecc.

Ed è appunto stato fatto, in un modo non chiaro. E si leggono commenti di evidenti contraddizioni tra queste normative, ma son cose da avvocati.

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Recipienti in pressione PED: come li classifico?

Elenco delle possibili situazioni in cui mi posso trovare

Nuovi insiemi
I nuovi insiemi dovranno seguire la Direttiva e pertanto dovranno essere sottoposti ad una valutazione di conformità alla stessa e recare il marchio CE.
Chi costruisce e vende tali insiemi è il fabbricante, ai sensi della direttiva, e pertanto ha tutti gli obblighi dalla stessa stabiliti.

Insiemi preesistenti che non necessitano di alcun intervento
Tali insiemi potranno continuare ad essere eserciti senza altri oneri per l’utilizzatore tranne la ricatalogazione in funzione delle nuove categorie di rischio previste dalla direttiva e l’effettuazione di una serie di controlli per definirne lo stato di conservazione.

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Vecchi Recipienti a Pressione prima della PED – Che faccio?

Recipienti e attrezzature in pressione in servizio da prima dell’entrata in vigore della ped

Recipienti e attrezzature in pressione in servizio da prima dell’entrata in vigore della ped:

CHE FARE.

Innanzitutto bisogna osservare che non ci si può sottrarre ad una messa “in regola” sia di sostanza sia documentale. Infatti con il DM 329/2004 entro il 2009 si sarebbe dovuto procedere alla regolarizzazione con ISPESL.

Di sostanza
perché comunque è in vigore il TU sulla sicurezza: TU 81 / 08  Allegato 5 –
 Requisiti di sicurezza delle attrezzature di lavoro costruite in assenza di disposizioni legislative e regolamentari di recepimento delle direttive comunitarie di prodotto, o messe a disposizione dei lavoratori antecedentemente alla data della loro emanazione

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Relazione Tecnica dei Recipienti a Pressione PED – Cosa scrivo?

Recipiente a pressione PED – CONTENUTI DELLA RELAZIONE TECNICA

CONTENUTI DELLA RELAZIONE TECNICA

MOTIVAZIONE

Si deve redigere come definito alla lettera b/par.1 dell’art.6 del D.M. 329/2004, per dare evidenza che le condizioni d’installazione e di esercizio, le misure di sicurezza, protezione e controllo adottate sono conformi a quanto richiesto. In particolare si vuole dimostrare che durante il normale esercizio la pressione e la temperatura si mantengono a valori inferiori a quelli di progetto e che i dispositivi di controllo, regolazione e sicurezza sono tali da impedire che le prevedibili anomalie di esercizio possano determinare il superamento dei valori progettuali.

2014-03-04 16.04.51

DATI GENERALI

Si indicano:  l’impianto di installazione, la sigla identificativa, il Fabbricante ed il N° di Fabbrica, la categoria di rischio ed il modulo utilizzato, l’Organismo Notificato e la funzione dell’attrezzatura. Inoltre sono indicati la natura e lo stato fisico del fluido, le condizioni di progetto (PS e TS), le condizioni d’esercizio (Pe e Te) ed il volume.

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